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iPhone X: tanta potenza, ma c’è un perché…

da Milano – Se uno mi chiedesse cosa ti è rimasto dell’ultimo Keynote Apple sarei tentato di rispondere Craig Federighi che speakera con tanto di traking e lip-syncing speech l’emoticon “cacchina”.

Eppure no.

C’è dell’altro. Come previsto Apple ha lanciato due nuovi modelli. L’iPhone 8 che sa tanto di 7s e l’attesissimo iPhone X, l’iPhone del “decennale”. L’iPhone X come previsto manda in pensione il tasto home e propone un display da 5,8 pollici a tutto schermo come va di moda ora. Indubbiamente bello. Così come sono apprezzabili i tentativi di rendere lo schermo più resistente, il case impermeabile, eccetera. Il retro dell’iPhone, ora in vetro, consente, inoltre, la ricarica wireless, un po’ come avviene per l’Apple Watch.

Però il vero cambiamento epocale è un altro. Processore e camera (che riguarda entrambi i modelli: 8 e X).

Già così dovrebbe suggerire qualcosa.

Il processore è il nuovo A11 Bionic con sei Core a 64-bit e oltre 4.3 billioni di transistor. Due Core in più rispetto all’iPhone 7, in grado di garantire prestazioni superiori del 30%.

Ma dove sfocia tutta questa potenza?

Apple si è complicata parecchio la vita, infatti, ha integrato nelle fotocamere posteriore e frontale funzioni di traking che “ammazzano” i processori. Nella posteriore il tracking evoluto, supportato dai nuovi sensori e dalla funzione di stabilizzazione ottica, dovrebbe consentire un aggancio stabile della realtà aumentata. Uno dei problemi nel tracking è la perdita dei riferimenti ambientali o visivi che innescano i contenuti in AR.

La camera frontale (nell’iPhone X) è in grado di fare il face tracking, quindi va da sé tutta una serie di funzioni che consentono di “incollare” ai muscoli facciali elementi grafici o di monitorare lo spostamento delle labbra per sincronizzare il labiale con quello di personaggi di fantasia: quindi le emoticon potranno essere animate col labiale perfettamente sincronizzato. Inoltre, si può sbloccare l’iPhone (X) con il riconoscimento facciale, mappando il volto e non più l’impronta del dito (del resto hanno tolto il pulsante home…). Però, evidentemente, lo strumento passa agli sviluppatori finalmente liberi di creare mirabolanti App in grado di competere con quelle già affermate sul mercato.

A dire il vero la presentazione della realtà aumenta, per quanto di impatto, non è stata particolarmente
impressionante
. Si è focalizzata su un videogame (probabilmente sviluppato con Unreal), peraltro ben fatto come luci, ombre e rifrazioni, visualizzato come una sorta di diorama su un tavolo a lato del palco. La visualizzazione di due droidi di fianco allo speaker di turno, Atli Mar (Co-Founder & CEO of Directive Games), è stato probabilmente il momento migliore.
Apparentemente il tutto si è svolto sfruttando la tecnologia Visual Inertial Odometry per posizionare stabilmente gli oggetti 3D in un contesto creato calcolando gli spazi e non sfruttando il tracking su un’immagine. Indubbiamente più stabile e con minori rischi nel corso di una diretta. Peraltro il tracking sull’immagine non pare al momento un’opzione perseguibile. Quindi… Apple pare quindi aprire l’autostrada per lo sviluppo e l’utilizzo massivo di App di realtàaumentata finalmente assecondate da un hardware all’altezza.

Sarà questo l’imminente futuro? Milioni di informazioni “aumentate” tutte intorno a noi? Può essere, per il momento l’unica certezza sono i prezzi: a partire da 839 euro per iPhone 8 e i 1.189 per iPhone X.

Due i tagli di memoria disponibili per entrambi i modelli: 64 (onestamente troppo pochi) e 256 GB.

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