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Le news a pagamento e le regole di un mercato tutto da inventare

Posted On 03 Dic 2009
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newspaperDa Milano – Sintomatico il fatto che proprio ieri un mio amico che ha le sue brave difficoltà solo ad accendere il computer mi abbia chiamato per dirmi “Hai sentito la notizia bomba di Google?”.
Notizia bomba?
Lì per lì sono rimasto un po’ perplesso, poi mano mano che mi spiegava concitatamente al telefono ho capito. Stava parlando della notizia di Google, che ha dichiarato di volere lanciare un nuovo dispositivo che obbligherà i navigatori a pagare nel caso in cui consultino oltre cinque articoli di un sito sul proprio motore di ricerca o sull’aggregatore Google News.
In realtà si tratta di una non notizia. Almeno a mio parere. Però è curioso l’effetto mediatico sollevato, tale e tanto da colpire la fantasia anche di persone molto distanti dal mondo internet.
Non cambierà nulla perché il vincolo sarà solo per le notizie estrapolate da siti che decideranno di farle pagare, a meno che improvvisamente e repentinamente tutti gli editori decidano contemporaneamente di fare pagare le notizie. Ma non succederà mai, perché da una parte sarebbe un po’ la fine di internet o perlomeno della filosofia che l’ha permeata fino ad oggi, dall’altra parte per un motivo pratico: non funziona.
Le news a pagamento su internet credo che siano destinate a fallire a meno che il servizio offerto non sia tale da giustificare, da parte dell’utente, il sacrificio di un piccolo esborso. In poche parole dovrebbe essere un servizio altamente qualitativo e differenziato.
Attualmente non mi sembra che nei siti di informazione, specie quelli italiani, la qualità sia un elemento diffuso. Le stesse notizie che si leggono on-line si trovano tranquillamente da altre fonti, non ci sono approfondimenti o inchieste tali da essere considerate irrinunciabili.
La nemesi dell’informazione è curiosa. Finito il periodo dei grandi profitti, gli editori su carta hanno deciso di rendere le news gratuite attraverso i cosiddetti free press e di guadagnare con la pubblicità, gli stessi editori, o quasi, ora decidono che la pubblicità su internet, fino ad oggi fonte unica di guadagno, non basta, e vogliono fare pagare le news. A guardarla anche da diverse angolazioni è un decisione curiosa, paradossale.
Credo tuttavia che la voglia di un certo tipo di informazione ci sia. Il problema semmai è che manca quel tipo di informazione. La sensazione è che il mondo delle news si evolverà in modo molto meno prevedibile di quanto si possa immaginare. L’informazione a pagamento probabilmente sarà una parte integrante della nostra vita in futuro, ma né l’attuale informazione su carta, né quella su internet potranno incarnarla. Si cercano nuove strade e probabilmente un nuovo modo di comunicare, più impegnato e meno banale. In rete si scorgono i primi fermenti. Probabilmente la via è già tracciata e non è certo quella che gli editori immaginano.

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